Il rinnovo della cambiale avallata

La legge consente che creditore e debitore, anche prima della scadenza dell’effetto cambiario, si accordino per far slittare in avanti la data di effettivo pagamento.

In linea di principio l’art. 98 l. camb. non permette l’apposizione di “giorni di rispetto”, legali o giudiziali.

Sono vietate, quindi, le dilazioni “di favore” alla scadenza del titolo.

Il principio fondamentale, da ricordarsi sempre, è che il pagamento della cambiale deve essere eseguito alla scadenza (artt. 38-42 l. camb.), con presentazione per il pagamento al debitore (o all’avallante) nel giorno di scadenza o in uno dei due giorni successivi (art. 43 l.c.).

Ciò non toglie che creditore e debitore possano accordarsi per una dilazione convenzionale, della scadenza o del pagamento.

Questa proroga può risultare o dallo stesso titolo, ove verrà indicata la nuova data, sottoscritta dalle parti, o attraverso il rilascio di nuovi effetti cambiari.

La nuova cambiale, emessa in sostituzione della precedente, potrà veder accresciuta la somma da pagare, in forza di successivi inadempimenti posti in essere dal debitore od anche per semplice cumulo di interessi sull’importo originario (Cass. n. 3730/1979).

Potrà anche, al contrario, veder diminuita la somma indicata nel titolo, allorquando sia intercorso un pagamento solo parziale.

Un delicato problema può presentarsi allorquando si voglia rinnovare un effetto precedentemente avallato da un terzo.

Il principio da tener presente in questi casi è che, salvo patto contrario, da dimostrare in giudizio, il rinnovo della cambiale non implica di per sé la volontà di novare (sostituire) il rapporto originario che permane identico, con tutte le garanzie connesse, tra cui l’avallo.

Da ciò consegue che il creditore, che abbia trattenuto presso di sé la cambiale originaria avallata, potrà ben agire in forza di essa e nei confronti dell’avallante che non abbia sottoscritto anche il titolo di rinnovo.

E ciò anche se ha già in mano la cambiale rinnovata (Cass. n. 9776/1990).

Al contrario, qualora il creditore, in sede di rinnovo della cambiale, accetti di restituire il titolo originario avallato e di prendere il nuovo titolo sprovvisto di avallo, si potrebbe presumere la sussistenza in capo al medesimo dell’animus novandi tale per cui l’originario rapporto dovrebbe considerarsi estinto, secondo i principi generali in tema di novazione dell’obbligazione.

Chiaramente sono salvi (ma dovrà provarli il debitore, anche con testimoni) eventuali patti di rinnovo intercorsi tra creditore e debitore in forza dei quali il creditore si sia impegnato a non esigere il credito alla scadenza indicata nell’effetto.

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